Meglio super che normale

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Dentro il tunnel

09.01.2017 15:17

Quando leggo il post precedente, capisco che stavo in una fase positiva. Adesso direi che siamo dentro, fino al collo, e non si vede niente. Non posso non menzionare una battuta. Tunnel si dice anche galleria. Vi ricordate che qualche mese fa sono finiti in manette alcuni direttori dei lavori della nuova tratta di alta velocità ferroviaria che si sta costruendo tra Milano e Genova. Il percorso è in buona parte dentro le gallerie, vista l'area montagnosa. Allora, quando sono stati arrestati i tizi precedentemente menzionati si è sentita la battuta: sono usciti dalla galleria e sono andati dritto nella galera. Un po' di umorismo ci serve per sdrammatizzare la realtà cruda; questa ogni giorno sembra sempre più buia.


Pochi giorni fa, per convenzione, siamo entrati nell'anno nuovo. Finisce con il numero 17, non considerato tra i più fortunati. Come sarà? Prima previsione che ho sentito ascoltando la radio mentre tornavo dalla vacanza citava Nostradamus. Quelli che lo interpretano, perché i testi sono tutti indovinelli, sostengono che il nostro pianeta avrà un incontro con un grande corpo celeste. Tradotto, ci sarebbe una grande catastrofe al livello globale. Credeteci? Io mica tanto, ma non mi sciocca più niente. Dall'altra parte delle catastrofi naturali in Italia ci siamo quasi abituati. Le serie infinita dei terremoti ha piegato l'ottimismo del quali ci siamo sempre vantati. Anche l'inizio di quest'anno ci ha portato la neve e le temperature basse. Sottolineo che l'attributo polari, che i media adorano, è del tutto inappropriato.


Oggi mi mangiavo la mia cotoletta per il pranzo ed ascoltavo la radio. La disoccupazione ancora in crescita. Suona contradittorio; la crescita di norma è una cosa positiva, ma non in questo caso. C'è anche un notevole aumento dei poveri assoluti; siamo quasi a 5 milioni di persone, secondo le statistiche ufficiali. I due dati sono strettamente collegati: poco lavoro, tanta povertà. Noi italiani siamo sempre stati considerati, in quanto eravamo davvero così, i creativi. E' possibile che nessuno in questo paese riesce a ingegnare qualcosa di intelligente per tirarci fuori da questa situazione? Una trovata sistematica che ci fa ripartire. Non sono economista, ma quando sento le misure del governo per aumentare l'occupazione mi si raddrizzano i capelli (magari li avessi). Incentivi per le assunzioni e detassazione dei nuovi posti di lavoro. Tutta roba che pesa sulle casse dello stato, cioè sul portafoglio mio. Si tratta di passare i soldi da un cittadino all'altro. Il passaggio viene tramite un terzo cittadino, quello ricco che possiede l'impresa, ed una bella parte del gruzzolo rimane a lui.


Non c'è la faccio più a dare una mano ai ricchi. Qualcuno ha deciso che devo salvare anche le banche. Ma perché sempre io? Non sarebbe meglio farle fallire? I proprietari e la dirigenza si sono riempiti le tasche, in modo diretto e indiretto. Quest'ultimo, prestando agli amici (modo di dire) i soldi che non torneranno mai in dietro (perché si condividono tra gli interessati). E io devo pagare. Nemmeno di avere una piccola consolazione vedendo qualcuno di coloro dietro le sbarre! Non è che aiuterebbe le mie finanze, ma almeno mi metterebbero un po' di fumo negli occhi. Sacrifichino una di loro per la gente comune. Farebbero vedere di avere almeno un po' di imbarazzo, ma niente. Si fa tutto sotto il cielo e gli occhi di tutti. Sembra così incredibile che in effetti nessuno ci crede.


Vogliamo parlare dell'aumento delle bollette, dei pedaggi delle autostrade e altri servizi? Un bel regalo per il capodanno: grazie. Dopo sento che è il primo anno dopo 1959 che siamo in deflazione. La deflazione significa la diminuzione dei prezzi, vero? Vi sfido di farmi vedere i prezzi che sono diminuiti. Ah sì, un modello di Ferrari costa 5.000 euro in meno rispetto ad anno scorso. Cavolo, ma li dobbiamo agevolare anche abbassando i prezzi per la merce che comprano? Se trasformassimo tutte le gallerie in Italia (e non sono poche) in galere, i posti a disposizione non riuscirebbero a coprire il fabbisogno. Buoi totale.

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Fuori del tunnel

20.07.2016 17:14

Finalmente sono uscito fuori dal tunnel, quello sotto acqua. Dopo un'esperienza mistica che mi teneva per un lungo periodo, quasi 2 anni, ho deciso di tornare sulla Terra e nella realtà. I tempi della contemplazione mi sono serviti a riflettere sul senso della vita, ma anche tutti gli altri sensi. Specialmente quello del gusto. Alla fine, la storia è finita con 5 chilogrammi in più è la necessità di rinnovare in buona parte il guardaroba, le scarpe escluse. Avere della roba nuova mi è fatto piacere, ma quest'azione mi ha svuotato il portafoglio e questo mi è piaciuto di meno. Anche in ottica del fatto che nel frattempo, lo stipendio è rimasto sempre uguale ma mi hanno allungato la settimana lavorativa di 2 ore. Visto che il compenso è rimasto uguale, fatte voi.


Ho costatato che tale realtà è più fantascientifica di alcuni romanzi di genere. Uscito dallo stadio meditavo, ho riiniziato a seguire questo mondo. Per un bel po' di tempo sono stato fuori, non leggendo i giornali e non seguendo le notizie in televisione. Sì, in grandi linee sapevo cosa succedeva dai racconti dei colleghi e degli amici, ma mi interessava e coinvolgeva molto poco. Adesso, con la immersione in questa nostra tristezza quotidiana che dura da appena 2-3 mesi, sento sempre mio la spinta verso lo stato mentale precedente.


Nei canali televisivi, qual è il tema predominante? La morte. Tutti i giorni, senza alcuna eccezione. Se non è successo un attacco terroristico, c'era una golpe da qualche parte (i morti inclusi, per definizione). Se non si sono ammazzati il marito e la moglie (aggiungendo a volte anche qualche bambino), qualcuno ha sparato un afroamericano, come ai giornalisti piace chiamare i neri d'America, oppure c'è stata una vendetta ed è caduto qualche poliziotto. Ma la gente che non guarderà più la televisione e non leggera i quotidiani, non manca mai. Mi ricordo che Freud, verso la fine della sua esistenza, ha cambiato le sue idee a proposito delle spinta propulsiva della nostra vita: la conclusione finale era che le pulsioni di morte sono più importanti di quelle della vita. In effetti c'è un dualismo, ma Thanatos e quello che prevale su Eros. Basta informarsi su quello che avviene attorno e la conclusione finale torna.


Secondo me, c'è anche qualche altro fattore che influisce le nostre esistenze ed i nostri comportamenti. Il benessere e la noi. Molti non sarebbero per niente d'accordo che noi siamo in uno stato di benessere. Ovvio che questo non vale per tutti, quelli affamati del mondo non possono essere inseriti in questa categoria, ma tutti altri si. Si lavoro poco, si mangia troppo e spesso non si sa cosa fare nelle ore libere. Una volta si stava tra la gente, perché questo era l'unico divertimento. Oggi siamo tutti sui social network, anche quando siamo in compagnia fisica degli altri esseri viventi. Si preparo un atto terroristico, comunico tutto sul Facebook. Quando organizzo un piccolo colpo di stato, mi servo del mio smartfone per farmi vedere in TV e mando a tutti un SMS per supportare le mie idee. Tutte le barzellette di questo mondo non riuscirebbero provocare così tante risate.


Mica si facevano queste cose prima. Sa a qualcuno dicevi in faccia che vai ad ammazzarlo, quello reagiva e ti stendeva prima che tu ti muovevi. Oggi sei protetto dalla distanza che superi con le onde elettromagnetiche. Visto che per adesso non è possibile inviare un cazzotto online, sei al sicure (finche non scoprono i pugni zippati). Quelli di Dacca, che hanno ammazzato la gente che aveva fame e si cibava (tra quelli ci siamo sempre  anche noi, e in maggioranza), erano tutti delle famiglie benestanti, istruiti. Dopo aver provato tutto quello che si poteva provare in un'esistenza terrestre, hanno deciso di compiere l'ultimo atto che gli porterà ad un livello superiore, nel limbo delle anime, con le sette vergini. Tutta roba virtuale, tutto made in Taiwan.

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Acquanauti

21.11.2015 19:29

AcquanautiTelepatia... Nel vero senso etimologico della parola - sentire, comprendere da lontano - sì. Ma non per un senso che generalmente si dà a questo fenomeno, quello totale, delle vie di comunicazione, immediate e dirette, dove vengono utilizzati altri canali oltre a quelli della voce e della visione estesa. Tale potere assunto per ciascuna delle aree sensoriali dell'interlocutore, separate dal cervello sono in grado di trasmettere e ricevere in intervalli di onde nervose speciali. Fatta eccezione per alcuni mutanti, la presenza simultanea di ingresso e di uscita è assolutamente essenziale per permettere lo scambio: parlare a chi è sordo è assolutamente privo di senso come ascoltare un uomo muto. In altre parole, quando i bisogni della evoluzione causano la diffusione degli apparecchi telepatici, questo può accadere soltanto sul piano generale, casi isolati restano delle sterili deviazioni. Una volta soltanto, fino a questo istante, Alan ha incontrato ai margini della Galassia la razza che aveva questa capacità: la razza di nome Jevis. Il ricordo di quella esperienza gli ha dato una mano quella notte. Sul pianeta Raj, come accadeva una volta sul pianeta Val, fenomeni parapsicologici erano gli stessi e il loro delegato era in grado di riconoscerne le forme. Il processo di comunicazione basato su onde cerebrali prevede, infatti, solo un ristretto campo delle possibilità; nemmeno uno degli sviluppi sociali rapidi potrebbe esistere se non ci fossero altri mezzi comparabili: la visione dei media e della parola.

Si tratta di una apparizione sottocorticale che va a formare soltanto l'inizio di un pensiero, atteggiamenti mentali come per esempio l'amicizia, la pace, la rabbia, l'odio, la lussuria, l'amore... secondo i fattori fondamentali di accettazione o rifiuto. Trasmette le volontà che si traducono in discorsi attivi, come camminare, nuotare, mangiare, ecc. All'interno di una popolazione che rappresenta un'unità semantica - immagini che indicano i fonemi, la somiglianza di ciò che si ricorda, identità di vita e di educazione - questi concetti primari che possono arricchire gli echi del risveglio; quando, per esempio, una nave spaziale trasmette S.O.S., il suo pilota non ha alcun bisogno di fornire delle dettagliate spiegazioni, coloro che ricevono la richiesta di aiuto sono essi stessi dei cosmonauti e due oppure tre parole chiave sono sufficienti per fare capire la situazione nella quale si trovano i loro colleghi. Ma, se il segnale viene ricevuto dalle persone non addestrate e che non volano collegate  alla stessa lunghezza d'onda, non saranno in grado di capire l'esatta situazione. Comunque, capiranno che qualcuno si trova in pericolo. Da qualche parte. Invece del quadro completo sarà comunicata l'essenza del segnale.

Questo era, facendo una sintesi, ciò che è accaduto al primo contatto con il popolo dell'oceano. Se l'inviato proveniente dal pianeta Alfa fosse stato sprovvisto di poteri telepatici, gli arricchimenti bionici dei quali era dotato sarebbero stati di fondamentale importanza. Controllando e aumentando le reazioni neuro-ormonali, fu in grado di amplificare e sintetizzare i suoi influssi cerebrali, indirizzandoli direttamente alle radiazioni. Del resto, era un modo, come un zenzero che lui usava per gestire da remoto la sua nave spaziale mentre era impegnato nello svolgimento dei soliti lavori di ricerca. Dall'altra parte, lo stesso processo aumentava considerevolmente in lui il meccanismo delle intuizioni, già di per sè professionalmente diffuso. Questo aspetto di conoscenza intuitiva e diretta, è quasi riuscito ad avere il ruolo di un vero e proprio ricevente. Naturalmente, un legame che poteva essere stabilito in tale modo era molto ingenuo e non sviluppato, uno scambio primitivo di atteggiamenti di base, e poteva essere espresso soltanto nella forma più semplice del dialogo.

Quando Alan si trovò sotto la superficie e quando, dopo avere effettuato la manovra di svuotamento e riempimento dei suoi polmoni, ha smesso di nuotare, le frequenze trasmesse dai suoi nuovi amici erano state chiaramente espresse in un'atmosfera gioiosa. In realtà, loro educatamente sorridevano e Alan non poteva fare altro che sorridere a sua volta. Tra gli acquanauti professionisti della civiltà terrestre, Alan era considerato come un buon nuotatore, anche senza le pinne e la cintura dei pesi, riusciva a muoversi con una velocità decente. Ma qui, accanto a queste creature che si trovavano nel loro habitat, lui assomigliava ad un'anatra spelacchiata che voleva competere con i cormorani. Sotto le onde di un qualsiasi mare, questi umanoidi anfibi avrebbero sicuramente vinto la gara anche con il più veloce dei delfini, la loro rapidità e destrezza erano indescrivibili mentre intorno a lui facevano dei cerchi acrobatici. Il loro buonumore non era una finta sostituzione della ironia e ancora di meno della cattiveria, era un gioco che non sarebbe durato a lungo. Poco dopo si fermarono due sirene, ognuna da un lato del loro ospite terrestre. Lo presero sottobraccio portandolo via, molto più veloce di quanto sarebbe stato in grado di fare uno scooter marino. Il gruppo è andato giù lungo il ripido altopiano del fondo roccioso, penetrando sempre più in profondità e anche per la retina ultra-sensibile di Alan, le tenebre diventarono complete; solo qua e là, qualche scia fosforescente di pesci mostrava di avere cancellato le loro tracce. Questa immersione vertiginosa è durata solo pochi minuti, presto, i getti d'acqua che si sentivano accanto alle sue orecchie si indebolirono. E' stato quello l'istante in cui, davanti a loro comparve una macchia chiara. Tenendo conto del suo colore e del fatto che era immobile, non poteva essere di origine animale. Presto arrivarono ad una fonte di luce, due umanoidi anfibi sciolsero la presa lasciando il terrestre procedere da solo verso l'obiettivo, che egli stesso guardava con grande curiosità.

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Telepatia

19.05.2015 11:01
Non conto più i giorni da quando sono approdato in questo laboratorio, così inaspettatamente nel mezzo della caverna Markala. Non li conto, in quanto il tempo, per me, non ha più importanza. Lavoro, di nuovo. Questa volta non sono più un ricercatore, sono un allievo. Uno attento, di fronte ad un maestro per il quale, a volte, penso sia pazzo. Anche se rimango di questa opinione, i suoi risultati sono sorprendenti nel campo della telepatia applicata. Ora, sono in grado di esprimermi con la sola forza del pensiero. Per prima cosa, Zig mi insegna come difendermi dalle distrazioni. Come difendere la mia mente. Da ora in poi sarò perfettamente in grado di superare qualsiasi esperto proveniente da Psi-pol. Attacca senza un avvertimento ma io respingo quasi sempre le sue incursioni mentali. Da un po' di tempo sono anche in grado di contro attaccare. Con una buona dose di aggressività. Zig però non mi lascia ancora andare troppo oltre. Quando sente che sono riuscito a superare le sue protezioni mentali, è soddisfatto di cogliere in me il suo significato generale. Senza entrare nei dettagli. Non saprò mai con certezza chi sia davvero Zig anche se, sono convinto che sia degno di governare un popolo. Abbiamo appena iniziato con il nostro divertimento preferito, una specie di duello mentale dove tutti i colpi sono concessi. In questo gioco, il solitario da Markala prende sempre punti e io sono sicuro che non usa tutte le sue capacità. Questa volta ha usato i miei ricordi personali per vincere. 
- E' sufficiente - dice con dolcezza. Si rilassi, Michael.
 
Improvvisamente, ho sentito un indescrivibile desiderio di fargliela pagare. Per i ricordi spiacevoli che sono riemersi, dal buio della mia mente. Si trattava di una delle strategie di Zig, controllare il mio grado di resistenza. Non mi devo arrabbiare con lui. Si alza dalla sua poltrona. 
- Lei è pronto Michael. Ho fatto tutto quello che ho potuto per prepararla. Resta sempre della sua decisione di andare fino a là?
 
Lui conosce già la risposta ma vuole sentirmelo dire.
- Prima vado meglio è, Zig.
- Allora vada Michael Moore.
 
La sua voce, per un istante soltanto, ha tremato. So bene come si sente. Del resto, sono entrato nei suoi pensieri molte volte e ho la piena consapevolezza del nostro legame.
- Michael, lei sa cosa deve fare, giusto?
- Sì Zig. Farò di tutto per riuscirci.
- Lei deve farcela, insiste Zig. Il nemico è vicino alla conquista del suo obiettivo. Sono numerosi gli Amkor presenti su quella maledetta isola. Deve scoprire il loro segreto. Deve!
 
Zig tira fuori un piccolo oggetto di metallo.
- Michael, sarà sufficiente sfiorare l'oggetto con un dito per farlo aprire. Si trasformerà in energia pura. Aspetta soltanto di essere toccata.
 
Penso a Zvilia con tutte le mie forze. Se le previsioni del vecchio Zig si rivelassero esatte, sarò io ora in grado di visitare quelli che sono capaci di fare letteralmente impazzire gli esseri umani. Per sempre. All'incontrario di quello che solitamente accade in un tempo normale, quando le vittime vengono toccate da Amkor, nel mio caso l'effetto sarà temporaneo. E, debole. Almeno è quello che spero. Nel momento in cui toccherò il piccolo oggetto metallico inizierò questa mia nuova esperienza. Sembrerò un pazzo. Di pazzi ne ho visti tanti. Purtroppo. Spero tanto che il vecchio solitario di Markala non si sia sbagliato. Devo avere fiducia e ricordarmi se avesse ragione, io potrò finalmente approdare sulla maledetta isola. Con la piena capacità della mia mente. Quasi, piena. Questa volta, il loro mondo non mi respingerà come è accaduto quando ho tentato di avvicinarmi e sorprendere l'essere misterioso che governa l'isola.
- Addio, Zig. Non ci vedremo più, vero?
 
Lui sa che io so. Ha usato le sue ultime forze per insegnarmi come gestire la mente. Gli resta forza sufficiente, per un altro grande sforzo soltanto. Il solitario di Markala si sta preparando per morire. Portare il suo segreto nella tomba. Non saprò mai chi era veramente. Forse non ne ho il diritto. 
- Buona fortuna, Michael. Resisterò ancora. Per aiutarla. Trasferirle l'energia che sarà preziosa per il suo scopo. 
 
Userò la mia energia. Tutto quello che mi è rimasto. Per salvare miliardi di esseri umani. Improvvisamente, con il dito tocco il piccolo oggetto metallico.
 
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Respirazione sotto acqua

10.01.2015 17:42

L'inviato da Alfa non ha posto alcuna resistenza e ha acconsentito di essere portato nelle profondità dell'oceano. Desiderava ardentemente questo istante da molto tempo anche se sapeva che i colonizzatori provenienti da Raj non avevano raccontato tutta la verità. Nessuno accetta di svelare per intero lo sfondo dei propri pensieri.  Per Alan era importante esplorare il nuovo pianeta marino, definito da Dan adatto per il trasferimento dei ribelli provenienti da Nova Angela. Ma se il pianeta fosse stato preso in considerazione, il suo fulcro sarebbe stato, logicamente, l'oceano.

Non era un problema. Le capacità di respirare nell'acqua fanno parte delle infinite risorse degli esseri umani. La vita ha avuto origine dall'acqua e anche se alla fine è diventata terrestre, i polmoni hanno conservato la capacità di respiro proveniente dalle acque quasi quanto quella proveniente dall'atmosfera. La percentuale di gas vitale è inferiore ma in ogni caso sufficiente. L'unica differenza che si può notare è quella nello sforzo fisico necessario per inspirare ed espirare due o tre litri d'acqua a posto di venti o trenta grammi di aria ma siccome l'uso dei muscoli è ridotto al minimo e in uno stato senza quasi alcuna gravità, il ritorno ad una vita sotto acqua è del tutto possibile.

Ovviamente questo richiede una adeguata preparazione, simile a quella che veniva usata in precedenza, nel ventesimo secolo, per le immersioni subacquee. All'epoca si trattava di un privilegio concesso agli specialisti del settore e in questo, nulla è cambiato. Un passo in avanti è stato compiuto con la rimozione di dispositivi scomodi, la cui eliminazione ha aumentato le capacità, in quanto l'uomo ha cessato di dipendere da una quantità limitata di ossigeno ma, come è già accaduto nel passato, ha avuto bisogno di tempo per farci l'abitudine. Ha dovuto imparare a bloccare i vecchi riflessi, sostituendoli ai nuovi. La tecnica di uno pieno svuotamento dei polmoni e soprattutto di una libera alimentazione dell'acqua attraverso la gola era una disciplina sportiva per pochi, così come l'operazione inversa, dopo essere risaliti in superficie.

Il vero problema consiste nella rimozione di acido carbonico che si forma ed espande nell'organismo in meno di un'ora, causando soffocamento. In pratica, questa pericolosa difficoltà può essere superata inserendo delle adatte sostanze chimiche che attraggono il CO2 e lo allontanano portandolo verso i reni e le vie urinarie con una velocità che permette dalle sei alle otto volte un respiro sotto acqua più lungo. L'inviato da Alfa non aveva bisogno di questo catalizzatore chimico, il che era positivo dato che era arrivato a Raj senza macchinari di laboratorio. Era in grado di fornirsi autonomamente l'intero processo antitossico che portava alla pulizia del sangue. Certo, non era un processo impeccabile dato che interagiva con il lavoro dei reni, appesantendoli. C'era anche il rischio dei danni permanenti. In ogni caso dava una autonomia di quasi ventiquattro ore. Tutto sommato, il rischio era ridotto al minimo e questo era l'importante. La superficie costituita dalla razza sconosciuta era enorme. Copriva circa i nove decimi del pianeta.

Forse questi esseri porteranno Alan lontano e per troppo tempo ma la loro improvvisa apparizione ha fatto sì che lui non esitasse. Del resto erano usciti dalle acque per andargli incontro. Gli stavano di fronte per più di quarantacinque minuti senza fare trapelare la minima fatica nel respiro e durante tutto questo tempo lui poteva osservare il funzionamento dei loro polmoni, che sembravano lavorare bene, in armonia. Qui, in questa linea di confine tra i due mondi segnata da una striscia di schiuma bianca causata dalle onde, è stato fatto uno scambio incredibile. Senza dire una parola sola, i tre nativi hanno parlato. E Alan ha risposto...

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Gli estranei

12.07.2014 18:24

E' salito nuovamente sul suo cavallo, spronandolo affinché tornassero sulla via. Era quasi mezzanotte ma la luce delle stelle rendeva l'atmosfera quasi diurna, piena di una splendida luce. Anche se notte, la visibilità era presente. A pochi passi dalla città, scese dal cavallo e iniziò a correre attraverso i campi per vedere le case e trovare la strada sulla quale quindici ore prima aveva fatto uno spettacolo con il suo cavallo. Velocemente arrivò a ridosso delle colline sotto le quali si intravedeva il mare, giusto nel punto in cui c'era il bivio che portava alla fattoria di Sten. Una volta arrivato diede una forte pacca al suo cavallo che andò dritto verso la propria scuderia. Alan invece partì per un'altra direzione, verso una calla che aveva di fronte e in fondo alla quale si vedeva l'oceano. La strada che lo portava in quella direzione era un luogo deserto - su di essa c'erano delle tracce lasciate dalle macchine, segno che una volta si trattava di una strada assai trafficata e che lentamente è stata abbandonata; senza ombra di dubbio i colonizzatori avevano una grande paura dell'acqua di mare. In ogni caso, le tracce erano rimaste ancora ben visibili e Alan non aveva alcuna difficoltà a seguirle per arrivare in riva.

La discesa che aveva di fronte era poco ripida, molto diversa rispetto alle due discese che aveva ai lati, una a destra, l'altra a sinistra. Il luogo dove ora si trovava è nato grazie alla erosione, una volta c'era la pozzanghera che si è fatta strada verso il mare ma tutto quello che oggi è rimasto era una spiaggia fatta di tre angoli, con un mare calmo, interrotto periodicamente dalle onde che dolcemente sbattevano sulla riva. Non passò molto tempo che Alan si accorse di avere la sabbia sotto i piedi.

Per molto tempo rimase fermo, come se fosse incantato dall'orizzonte che gli si prospettava davanti e poi, si diresse vicino ad uno scoglio dal quale poteva vedere le più alte delle onde. Si spogliò del tutto, accartocciando i vestiti in un pacchetto nel quale mise una piccola scatola e poi nascose il tutto in un luogo sicuro. Tenendo con se la batteria elettrica, andò a sedersi su un pezzo di cemento che era ad un passo dall'acqua. In quel esatto posto dove era seduto, puntò il riflettore verso il mare. Si concentrò su se stesso appoggiando i gomiti sulle ginocchia e mettendo le mani ai lati della testa. Cancellò dalla sua mente ogni pensiero, rilasciando e gestendo tutta l'energia della quale disponeva. Tutto quello che era la persona di Alan, era lì, nel luogo in cui era accovacciato. Il suo respiro divenne quasi impercettibile. Le pulsazioni del cuore erano di appena dieci in un minuto. Il suo corpo freddo era del tutto immobile, calmo nella sua paralisi. Nonostante tutto, Alan non sentiva il freddo o il vento o l'inclinazione della pietra sulla quale era appoggiato. La faceva da padrona una sorta di inspiegabile fuoco interiore, in costante crescita, intorno a tutto il suo essere fino a diventare parte integrante della aria notturna.

E' durato tanto, un po’ più di due ore. Ad un certo punto, senza preavviso alcuno, lui si accorse che loro erano lì. Si rilassò, sempre con molta cautela affinché il suo corpo tornasse alle sue funzioni normali. Si alzò, spense la lampada che buttò subito nel mare, saltò sulla sabbia e li vide. Erano in tre, snelli, alti, scintillanti sotto la luce delle stelle. A prima vista sembravano degli esseri umani, in ogni caso avevano due gambe ed erano nella posizione verticale. Il petto dei due era come negli umani, leggermente in evidenza rispetto al resto del corpo. Il terzo era diverso ma a modo suo mostrava delle somiglianze con gli umani. Il viso era facilmente scambiabile per quello di un umano, se si esclude la completa mancanza di capelli e un naso molto corto. Lentamente, Alan si avvicinò e rimase lì davanti, fermo, per molto tempo. Un essere umano e delle strane creature uscite dal mare stavano immobili, guardandosi a vicenda, in una spiaggia del tutto deserta. Una situazione surreale era questa anche se le due razze in questione non erano così diverse come si poteva pensare, si trattava degli abitanti di una qualche galassia.

Dopo quel tempo infinito, il gruppo si mosse. Una delle donne appoggiò la mano sulla spalla di Alan mostrandogli un orizzonte non del tutto chiaro. Partirono verso delle onde schiumose che dolcemente accarezzavano la riva. Alan si lasciò guidare. Non fece alcuna resistenza e non cercò di capire. Camminarono uno accanto ad altro guardando dritto davanti a loro. Gli altri due li seguivano a debita distanza. I quattro raggiunsero l'acqua, continuando a camminare fino a scomparire negli abissi. Il mare diventò nuovamente scuro e calmo. Le onde cancellarono sulla sabbia le ultime tracce dei piedi presenti e tutto tornò come se nulla fosse accaduto in quella lunga notte.

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Il controllo è mio

09.03.2014 12:05

Dopo 200 metri, la meta si e fatta vedere nella sagoma di un muro verticale – una piastrina luminosa indicava la posizione delle porta che si è mossa liberamente davanti a lui. Dall'altra parte tutto cambiava l'aspetto: l'illuminazione era normale e riscopriva tutti i dettagli più piccoli della sala occupata dalle apparecchiature accecanti, la cattedrale è scomparsa ed a lasciato posto alla scienza e tecnologia. Con uno sguardo esamina l'insieme delle istallazioni e dopo in un modo sistematico indaga le console nelle quali i trasformatori di energia facevano la loro danza silenziosa. L'identificazione dell'attrezzatura non gli dava alcun problema; era pressoché uguale a quella presente nella sua navicella spaziale, soltanto si distingueva nella grandezza.

L'oggetto che ha attirato per primo la sua attenzione era un serbatoio di petrolio, piuttosto piccolo di circa 100 litri. Il valore del suo contenuto sul mercato forex sarebbe sicuramente superiore ad un milione di dollari. Da tanto tempo che il petrolio non rappresentava più una fonte di energia, ma ancora oggi era necessario per sintetizzare varie miscele chimiche. Con l'esaurimento delle sue scorte, anche il prezzo è cresciuto a dismisura ed è diventato più costoso di oro.

Alan ha riconosciuto il generatore principale, unico veramente attivo in quanto radiava l'energia verso il castello. Su entrambi i lati erano disposti i blocchi ausiliari, ma tutti erano spenti. Erano presenti anche i vari trasmettitori dei campi dinamico gravitazionali che erano in uso soltanto durante il volo, per neutralizzare la massa della nave e permettere lo salto nell'iper spazio. Sulla terra non servivano più per niente. Dopo aver esaminato le scale ed i controlli relativi a questa parte dell'attrezzatura, mette le mani sulla tastiera ed inizia a digitare. Il suo viso si trasforma e la sua faccia mostra un sorriso di contentezza: i 4 decenni di abbandono sembrano non aver influenzato la funzionalità e l'integrità delle apparecchiature e tutti i collegamenti rispondevano in modo veloce e nitido.

Sul lato della consola principali scopre quello che cercava: in un contenitore si trovavano due oggetti identici, due cassettine grigie lunghe circa una spanna. Prende una in mano sentendo la sua superficie liscia ed inizia a battere sopra con un dito finché non si apre un lato. In vista erano una ventina di tasti ed altrettante scale semicircolari, di color rosso-verde. Era il trasmettitore dei telecomandi della centrale. Secondo le dimensioni del contenitore dovevano essere disposti 4 pezzi, ma era ovvio che altri due erano nel castello e che questi, qui presenti erano di riserva. Apre il pannello sottostante che conteneva gli utensili per la manutenzione ed inizia prima ad apportare le modifiche al telecomando e dopo ad una serie di cavi ed interruttori che si trovavano nella consola. Passati 20 minuti, il suo viso si riaccende ancora in un'espressione di contentezza: da ora in poi Dan e Farago potevano tenere liberamente i suoi trasmettitori che non avranno più alcuna utilità.

Tutte le frequenze dei relè erano modificate e potranno essere modulate soltanto da lui che potrà fermare o riavviare i generatori secondo il suo piacimento. Ha fatto subito una prova senza comunque modificare niente nell'attuale produzione dell'energia. Dai quattro raggi invisibili, indirizzati così di formare con la loro somma un campo che inviluppa la nave, ha attivato uno solo, quello che irraggiava verso l'alto, collegando ad esso tutte le risorse a disposizione. Dall'esterno non sarà notabile alcuna modifica perché non agisce orizzontalmente. Unico fatto misurabile era il peso della navetta che adesso era più grande in quanto si sommava la pozione della forza antigravitazionale indirizzata verso alto.

Portando con se il telecomando, Alan ha lasciato il centrale tornando con la stessa via fino alla porta d'ingresso. L'ha  chiusa ermeticamente ed ha alzato lo sguardo verso le stelle che occupavano il cielo. SI sentiva contento, come un operai che ha fatto bene il proprio lavoro. Da questo mento, il controllo della comunità umana su questo pianta non apparteneva più al castello, ma a lui.

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Il male nel cosmo

11.02.2014 19:09

Tra i piani, ancora molto nebulosi e vaghi, che giravano nella sua testa, questo che ha avuto il maggior tributo sulla sua prima decisione era soltanto indirettamente collegato con la scopo principale: scoprire la causa principale della ricomparsa del cancro in un gruppo umano. Ma prima di impegnarsi al 100% nella sua realizzazione, Alan voleva avere il maggior numero degli assi nelle carte che ha predisposto per il gioco. Anche se ha avuto, per adesso, una libertà illimitata da parte di Gordo e Farago, era cosciente che il suo raggio d'azione poteva esser in un qualsiasi momento messo in discussione. Non doveva dimenticare che ha da fare con una comunità arretrata, che l'isolamento e le condizioni della vita hanno riportato indietro questa gente su un livello primitivo e che non soltanto obbedivano ai dogmi despotici, ma anche agli istinti difficilmente controllabili. Gli spettacoli della superiorità fisica che abbia messo in atto potrebbero un giorno non essere più sufficienti; si doveva avere in riserva una possibilità di azione che non permetteva alcun'obbiezione.

Quando il silenzio è tornato nella valle, ha fatto muovere il cavallo, saltando sopra una fossa e galoppando sulla stesa dell'erba verde dritto verso la massa nera della nave spaziale. Qualche istante dopo ha saltato per terra, sotto una muraglia convessa che si trovava davanti alla rampa per lo scarico, la quale superficie inclinata usciva da una facciata piana. Qui si trovava il quadro d'accesso, ma ovviamente nessun'apertura era visibile sul parete grigiastra di plastometallo. Farago forse non era un superuomo ma non era così stupido di lasciare accessibile ad un qualsiasi passante la via libera verso il centro dell'energia cosmica che assicurava la sua supremazia. Si aspettava questo ostacolo ed era pronto ad affrontarlo.

Su ogni nave di questo tipo l'inviolabilità delle camere d'entrata è assicurata con la mancanza di un qualsiasi meccanismo manuale esterno; i comandi sono del tutto automatici e si eseguono con tele-neuro-comando. I sensori esaminano gli impulsi cerebrali della persona che si trova davanti al quadro e smuovono i relè soltanto dopo il riconoscimento della frequenza individuale, confrontata con quella nel database del elaboratore centrale. Per ogni visitatore estraneo, il muro rimane ermeticamente chiuso. Logicamente, le apparecchiature per l'apertura della serratura erano impostate sulle onde ipsilon di Farago, Le caratteristiche delle sue modulazioni celebrali erano ben nota ad Alan. Quando, per neutralizzare il capo dei ribelli impossessato dalla rabbia, ha paralizzato le sue capacità motorie, lo poteva fare solamente adeguando la propria radiazione con la frequenza mentale del suo avversario. Questo "adattamento" era stato eseguito automaticamente, in modo istintivo, ma contemporaneamente si è memorizzato nella memoria di Alan e con questo diventato riproducibile a volontà. Si è sistemato in cima della rampa, ha chiuso gli occhi e ha ravvivato nella sua mente l'incidente successe qualche ora prima. Quando aveva riaperto gli occhi, l'apertura dell'entrata era davanti a lui.

Appena dentro, ha abbassato la leva che chiudeva la porta e inserito la sicura prevista per la chiusura durante i voli interstellari. Si è girato attorno osservando attentamente: adesso poteva lavorare tranquillamente, nessuno lo disturberà. Visto dall'interno, il guscio della nave sembrava ancora più spazioso e questo era dovuto all'illuminazione molto debole. Erano accese soltanto le fonti luminose collegate alle batterie a gallio; indipendentemente da ogni altra fonte di energia, queste erano praticamente inesauribili. Ma queste strutture a cristallo emettevano soltanto una luce rossastra, prevista come le indicazioni e notevolmente distanti tra di loro, lasciando gli ampi spazi bui. Sotto le curve nervature della nave, di cui le cime si perdevano in alto nell'oscurità, la vista si assomigliava ad una cattedrale gotica di notte. La misticità dell'atmosfere era ancora più sottolineata dal rumore ritmico dei suoi passi che producevano un suono metallica.

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