Meglio super che normale

Il controllo è mio

09.03.2014 12:05

Dopo 200 metri, la meta si e fatta vedere nella sagoma di un muro verticale – una piastrina luminosa indicava la posizione delle porta che si è mossa liberamente davanti a lui. Dall'altra parte tutto cambiava l'aspetto: l'illuminazione era normale e riscopriva tutti i dettagli più piccoli della sala occupata dalle apparecchiature accecanti, la cattedrale è scomparsa ed a lasciato posto alla scienza e tecnologia. Con uno sguardo esamina l'insieme delle istallazioni e dopo in un modo sistematico indaga le console nelle quali i trasformatori di energia facevano la loro danza silenziosa. L'identificazione dell'attrezzatura non gli dava alcun problema; era pressoché uguale a quella presente nella sua navicella spaziale, soltanto si distingueva nella grandezza.

L'oggetto che ha attirato per primo la sua attenzione era un serbatoio di petrolio, piuttosto piccolo di circa 100 litri. Il valore del suo contenuto sul mercato forex sarebbe sicuramente superiore ad un milione di dollari. Da tanto tempo che il petrolio non rappresentava più una fonte di energia, ma ancora oggi era necessario per sintetizzare varie miscele chimiche. Con l'esaurimento delle sue scorte, anche il prezzo è cresciuto a dismisura ed è diventato più costoso di oro.

Alan ha riconosciuto il generatore principale, unico veramente attivo in quanto radiava l'energia verso il castello. Su entrambi i lati erano disposti i blocchi ausiliari, ma tutti erano spenti. Erano presenti anche i vari trasmettitori dei campi dinamico gravitazionali che erano in uso soltanto durante il volo, per neutralizzare la massa della nave e permettere lo salto nell'iper spazio. Sulla terra non servivano più per niente. Dopo aver esaminato le scale ed i controlli relativi a questa parte dell'attrezzatura, mette le mani sulla tastiera ed inizia a digitare. Il suo viso si trasforma e la sua faccia mostra un sorriso di contentezza: i 4 decenni di abbandono sembrano non aver influenzato la funzionalità e l'integrità delle apparecchiature e tutti i collegamenti rispondevano in modo veloce e nitido.

Sul lato della consola principali scopre quello che cercava: in un contenitore si trovavano due oggetti identici, due cassettine grigie lunghe circa una spanna. Prende una in mano sentendo la sua superficie liscia ed inizia a battere sopra con un dito finché non si apre un lato. In vista erano una ventina di tasti ed altrettante scale semicircolari, di color rosso-verde. Era il trasmettitore dei telecomandi della centrale. Secondo le dimensioni del contenitore dovevano essere disposti 4 pezzi, ma era ovvio che altri due erano nel castello e che questi, qui presenti erano di riserva. Apre il pannello sottostante che conteneva gli utensili per la manutenzione ed inizia prima ad apportare le modifiche al telecomando e dopo ad una serie di cavi ed interruttori che si trovavano nella consola. Passati 20 minuti, il suo viso si riaccende ancora in un'espressione di contentezza: da ora in poi Dan e Farago potevano tenere liberamente i suoi trasmettitori che non avranno più alcuna utilità.

Tutte le frequenze dei relè erano modificate e potranno essere modulate soltanto da lui che potrà fermare o riavviare i generatori secondo il suo piacimento. Ha fatto subito una prova senza comunque modificare niente nell'attuale produzione dell'energia. Dai quattro raggi invisibili, indirizzati così di formare con la loro somma un campo che inviluppa la nave, ha attivato uno solo, quello che irraggiava verso l'alto, collegando ad esso tutte le risorse a disposizione. Dall'esterno non sarà notabile alcuna modifica perché non agisce orizzontalmente. Unico fatto misurabile era il peso della navetta che adesso era più grande in quanto si sommava la pozione della forza antigravitazionale indirizzata verso alto.

Portando con se il telecomando, Alan ha lasciato il centrale tornando con la stessa via fino alla porta d'ingresso. L'ha  chiusa ermeticamente ed ha alzato lo sguardo verso le stelle che occupavano il cielo. SI sentiva contento, come un operai che ha fatto bene il proprio lavoro. Da questo mento, il controllo della comunità umana su questo pianta non apparteneva più al castello, ma a lui.

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